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UN RICORDO AL FUTURO / LEZ. 2: TRADURRE LA MUSICA [PARTE PRIMA]

Circa un mese fa, avevo dedicato un post alla prima delle sei Lezioni Americane di Luciano Berio [lo trovate cliccando qui]; ora è la volta di parlare della seconda conferenza, intitolata Tradurre la musica. Vista la quantità di concetti chiave presenti in sole 20 pagine, ho scelto di trattare questo argomento in due post. In questo modo (spero) riuscirò a non tralasciare nulla e contemporaneamente a evitare che vi arrendiate a metà lettura, perdendo così la magia dei pensieri di una mente davvero fuori dal comune [ovviamente mi riferisco alla mente dell’autore, non alla mia!].

Berio si chiede, in apertura, se le osservazioni in merito alla traduzione letteraria si possano o meno fare anche per la “traduzione” musicale, vale a dire per la trascrizione.
La risposta sembra essere chiaramente un sì, ma con una precisazione di estrema importanza, che riguarda la materia scritta: mentre la lingua è uno strumento per comunicare, pratico e convenzionale, e in altri contesti può diventare un testo di prosa o addirittura di poesia, in musica non sussiste questo distinguo.
La musica è sempre letteratura. Non si tratta, quando si trascrive musica, di essere fedeli o meno al senso del discorso o alla parola in sé, al suo suono; chi traduce la musica non deve scegliere tra l’una e l’altra opzione.

Non bisogna però pensare alla trascrizione come semplice questione “meccanica”, di adattamento da un mezzo all’altro o di copiatura sterile. La trascrizione è stata parte integrante dello sviluppo del suono, fin dal Medioevo, quando le melodie profane venivano trascritte per scopi liturgici; dal Trecento la sempre maggiore codificazione della notazione musicale ha favorito la diffusione della musica.

Eh già, non sempre le note si scrivevano in questo modo e, credetemi se ve lo dico, c’è stata molta musica prima ancora che le note fossero scelte come linguaggio.
Qui due esempi di scrittura neumatica, tratti da codici differenti:

Codice di Laon
Codice di Laon
Codice di San Gallo 359
Codice di San Gallo 359

 

“Il semplice fatto di copiare, implica una sorta di vocazione alla santità. La forza di un testo non è la stessa se si legge o se si copia. Copiare significa essere il testo che si copia.”

Berio cita questa affermazione di Walter Benjamin che rende bene l’idea di quanto la copiatura, anche e soprattutto in musica, sia stata e continui di fatto ad essere per gli studiosi una vera e propria forma di apprendimento.

Ma cosa succede, quando si pone di fronte a noi la musica del XX secolo? La traduzione è un valore aggiunto? L’esempio che fa Berio è, come sempre, molto intelligente e ci riporta al parallelismo tra musica e letteratura: esistono opere letterarie intraducibili, che cioè possono essere solamente interpretate, commentate o parafrasate. L’autore cita Finnegans Wake, dell’amato Joyce: in quest’opera il suono delle parole si fonde alla dimensione gestuale e iconica, creando una serie di particolari associazioni in cui significante e significato si fondono, escludendo quindi del tutto la possibilità di trovare efficaci frasi alternative. Questo vale anche per gran parte della musica del XX secolo, perché le opere sono il risultato della totalità degli elementi musicali [e] acustici che le compongono, quindi degli specifici rapporti sonori tra le varie parti.

Berio sottolinea di aver trascritto molto nella sua carriera, e di averlo fatto per capire il passato. Quindi la trascrizione è anche un’esigenza analitica, e di analisi il compositore parla con un atteggiamento acuto:

[…] Ho sempre pensato che il miglior commento possibile di una sinfonia fosse un’altra

sinfonia.
Credo che la terza parte della mia “
Sinfonia”* sia l’analisi più concreta e profonda che avrei mai sperato di poter condurre dello Scherzo della Seconda Sinfonia di Mahler. […]

Berio in prova con gli Swingle Singers per la prima esecuzione di Sinfonia, New York, 1968. Archivio eredi Berio.
Berio in prova con gli Swingle Singers per la prima esecuzione di Sinfonia, New York, 1968.
Archivio eredi Berio. www.lucianoberio.org

Così la trascrizione diventa parte integrante del processo formativo; non è il suono che viene trascritto, ma l’idea. La traduzione musicale è un’occasione tramite cui il compositore esplora la storia e contemporaneamente lascia che la storia lo esplori.

Particolare attenzione viene riservata alla musica vocale, come specifico momento in cui linguaggio verbale e musicale si affrontano. La voce è sempre e comunque significante, perché accende nel fruitore associazioni e riferimenti; quindi, benché nel Novecento sia stata abbandonata l’articolazione sillabica e la ricerca della storica conformità tra parola e musica [di cui il Lied ha rappresentato la forma più alta], i compositori, esplorando la possibilità di assorbire interamente il linguaggio intervenendo sulla totalità delle configurazioni, non possono non tenere conto del fatto che il linguaggio porta inevitabilmente in sé un modello.

Ed è all’interno di questo discorso che Berio cita la famosa domanda su cui è stato basato anche il ciclo televisivo C’è musica & musica:  “Che cos’è la musica?”
Qui, la risposta più preziosa, per capire la visione del compositore:

“Musica è tutto quello che ascoltiamo con l’intenzione di ascoltare musica […] tutto può diventare musica a condizione che questa totalità possa essere musicalmente concettualizzata, analizzata e tradotta su livelli diversi. Tale concezione e tale traduzione sono possibili solo con la nozione di musica come Testo: un testo pluridimensionale e in continua evoluzione.”

In questa seconda conferenza, così ricca di contenuti, veniamo portati per mano dal Medioevo al Novecento; Berio cita Beethoven, Mozart, ma anche Schoenberg e sé stesso. Affronta la questione della trascrizione musicale con una perizia notevole, riuscendo però a lasciare un’impronta personale che di certo non passa inosservata.
Nel prossimo post, sempre relativo alla seconda di queste Lezioni Americane, le riflessioni del compositore ci guideranno attraverso domande altrettanto dense di risvolti interessanti.

* Sinfonia , per otto voci e strumenti, 1968-1969

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