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TEMPI E SPAZI // RIFLESSIONI SPARSE SUL 2018

Come già mi sono trovata a raccontare, il 2018 è stato un anno intenso, ricco di cambiamenti, impregnato di scelte, stracolmo di bivi.
Una cosa rilassante, insomma.
Tanti sono stati gli imprevisti: molte delle cose che avevo provato a programmare – con non pochi errori, ma ci sarà occasione di parlarne – a inizio anno non sono andate come pensavo, questo ha ovviamente scombinato le carte in tavola e mi ha messa abbastanza in crisi.
L’incedere degli avvenimenti, però, non mi ha per niente permesso di crogiolarmi nel disagio: ho stabilito le priorità e risposto agli stimoli. 
Ora, quando mancano una ventina di giorni alla fine dell’anno, inizio a guardarmi indietro per mettere a fuoco il buono e il meno buono.

SAPER ATTENDERE

Nell’estrema corsa che mi è sembrato questo 2018, ho imparato che per certe cose bisogna attendere.
I colpi di scena, belli e brutti, avvengono in un istante: per reagire e capire come andrà a finire la cosa ci vuole tempo.
Si tratta di passi avanti, non di lunghi balzi.
E spesso, la strada è in salita. 

foto: Djim Loic per unsplash.com

La pazienza, però, non è il mio forte, quindi mi sono impegnata a esercitarla, a migliorare sotto questo aspetto. La vita da freelance – che ho scelto di percorrere come unica via proprio pochi mesi fa (a ottobre, quando ho rinunciato alla cattedra alle scuole medie per l’annualità 2018-2019) è un percorso di crescita personale obbligato: ti mette davanti ai tuoi limiti, ti spinge a focalizzarti sulle tue potenzialità, ti impone di lavorare duro.
Lavorare su se stessi non è semplice, ma è fondamentale: un percorso costante di riflessione e molta forza di volontà sono ingredienti essenziali per definire la propria direzione e percorrerla con risultati positivi.

QUESTIONE DI TEMPI E SPAZI

A fare la differenza, spesso, è l’esperienza. 
Si tratta di tempo e di tempi, nel mio lavoro: quanto tempo deve passare da un grande evento a un altro?
Quando i tempi sono maturi per realizzare un determinato progetto?
Quanto il cliente ha compreso che per arrivare a un determinato risultato non si può ragionare guardando poco più il là di una settimana?
Il tempo è il tema su cui più spesso mi trovo a confrontarmi, sia con i miei clienti che con i miei collaboratori, sia – ben più pesante – tra me e me. Una sfida continua alla ricerca di un equilibrio.

L’organizzazione è imprescindibile per un freelance, e questa passa anche dagli spazi di lavoro.
Un’altra cosa che ho fatto in questo 2018 è stato traslocare: sono capitati vari imprevisti durante il trasloco, così io e Matteo abbiamo ancora diverse cose da sistemare. Questo per me non è stato semplice da accettare: definire spazi di lavoro e spazi di vita quotidiana se si lavora in casa è essenziale: per chi ha un ufficio fuori casa, le cose sono più definite. Una volta usciti dal luogo di lavoro, ci si sposta fisicamente verso un altro luogo – la casa, appunto – e fino al giorno dopo non si tornerà all’opera; lavorare da casa, invece, è un rischio continuo: il computer può stare ovunque, così anche i vari materiali utili (libri, agende, quaderni per appunti, macchine fotografiche); questo comporta un rischio di “overdose lavorativa” molto alto.
Lavorare troppo è controproducente. 
Lavorare sempre è irrealistico (anche se hai il computer aperto 18 ore al giorno, quante effettivamente sono ore lavorative e quante invece ore perse?).
Lavorare in posti a caso è – nel mio caso – lavorare male.

Quello che ho imparato in questo 2018 è che il tema dello spazio è importante tanto quanto quello del tempo; definire le proprie aree di lavoro e quelle di vita, fare il possibile perché si mischino solo quando strettamente necessario, per me significa stare meglio. 

Il 2018 è stato un anno complesso, di cui mi ricorderò.
Un anno in cui ho compreso lezioni fondamentali, tracciato un nuovo percorso, conosciuto molte persone e definito a chi lasciare spazio e a chi invece no; un anno di svolta, per molti versi. 
Un anno di diversi successi, che devo ancora imparare a raccontare.
Un anno di crescita personale profonda e intensa.
Un anno di incessante lavoro – che così incessante vorrei non fosse più, nel 2019 -.

Un anno ancora da scrivere, in questi ultimi 20 giorni. 
Un anno da concludere al meglio, spero.

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* nella foto iniziale, io pochi giorni fa quando ho finalmente sistemato con Matteo la libreria che abbiamo in sala. 
Un passo avanti nella gestione degli spazi.

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