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PRENDERE ISPIRAZIONE

Chi mi legge da un po’ ormai saprà che per una serie di casualità incredibili ho imparato prima a leggere le note che a leggere le parole scritte e che tra una cosa e l’altra “studio” musica da quando ho cinque anni. Le virgolette sono volute: quand’ero bambina e poi ragazza non ho mai studiato davvero: frequentavo prima una scuola in paese e poi nella mia città, ho sempre vissuto la musica come la parte più bella della mia vita, trascorrendo ore a suonare la chitarra ma mai con la disciplina e il metodo richiesti a chi dello strumento vuole farne un mestiere.
L’idea di trasformare la musica in un lavoro si è concretizzata più tardi, quando ho capito cosa mi interessava davvero: non lo strumento ma i meccanismi sottesi da una composizione e il legame tra la musica e il suo contesto.
Molte cose sono cambiate, ma una di fatto no: la musica per me è sempre stata fonte di ispirazione.

COME SI VEDE LA VITA

Alle medie portavo le tute in acetato, probabilmente se avessi corso troppo velocemente avrei preso fuoco; andavo a scuola a piedi, non avevo il cellulare ed ero così affezionata al mio paese da pensare che in un modo o nell’altro tutto sarebbe rimasto uguale.
Un’ingenuità incredibile e autentica, che mi permetteva in tutti i campi di fare viaggi mentali senza freni, passando da prospettive razionali e “sicure” a voli pindarici sfrenati. In un momento mi sembrava di poter tracciare una linea retta da lì al mio futuro, convinta che avrei avuto un bel lavoro dopo cinque anni di scuole superiori e che in un modo o nell’altro avrei continuato a studiare musica, così, per passione, e l’attimo dopo invece m’immaginavo in giro per il mondo a chissà fare cosa con la mia chitarra: magari avrei suonato in qualche band, magari avrei intervistato i miei musicisti preferiti.
Sballottata tra un estremo e l’altro, nei miei pensieri, ho scelto le scuole superiori fidandomi della razionalità e ho sbagliato: mi sono ritrovata in un ambiente estremamente lontano da me, dai miei sogni, dalla mia personalità e paradossalmente proprio grazie a quel contesto così ostile, i miei bisogni si sono delineati e ho ricercato i miei modelli fuori da quel mondo che ritenevo così vuoto.
In quegli anni di fatica, paura e speranze ho capito l’importanza dell’ispirazione.

photo: Patric Tomasso per unsplash.com

I MODELLI

A cosa serviva passare mattinate con la testa tra i libri ripescati con curiosità nella libreria di mia madre o di mio nonno mentre i professori in classe parlavano di chimica o di matematica?
Qual era lo scopo di mettere un disco sul piatto ancora con lo zaino sulle spalle, appena rientrata da scuola? Quel comportamento mi avrebbe garantito buoni voti? No, per averli avrei comunque dovuto passare ore sui libri a cercare di capire qualcosa di formule e prove sui materiali. Riscoprire testi che nessuno mi avrebbe mai insegnato altrimenti faceva di me una ragazza “alla moda” o “giusta” per il gruppo dei miei compagni di classe? Assolutamente (probabilmente non fosse stato per il fatto che passavo i compiti e aiutavo nelle verifiche, sarei stata considerata completamente fuori di testa).
Perdermi tra tempi andati e percorrere sentieri di storie non mie non mi ha facilitata nella quotidianità ma mi ha resa più forte, perché mi ha dato dei modelli a cui ispirarmi. Modelli alti, a volte estremamente lontani dalla mia realtà, dalla mia storia e dal contesto nel quale vivevo; modelli di pensiero, di comportamento, di integrità, ma anche modelli di follia e passione.
Prendere ispirazione da personaggi (artisti, musicisti, scrittori, ma anche rivoluzionari o scienziati) mi ha fatto capire che c’era un mondo fuori dalla quotidianità in cui mi sembrava d’esser rinchiusa e che avrei dovuto trovare il modo di raggiungerlo, di farlo mio, per avvicinarmi anche solo di un passo ai miei modelli.

BELLA STORIA, MA L’ADOLESCENZA E’ FINITA

Nel mio lavoro attualmente ho a che fare con l’ispirazione più volte al giorno, in più occasioni, in maniere diverse. Quindi, per prima cosa, smettiamola di pensare che l’ispirazione sia una questione adolescenziale.
Da ottobre scorso vesto i panni dell’insegnante di musica in una scuola media di provincia e ho imparato moltissime cose dai ragazzi delle mie classi; per trasmettere la mia materia ho preso ispirazione dagli insegnanti che mi hanno cambiata come persona, professori che mi hanno fatta crescere veramente e a cui sarò grata per sempre: si contano sulle dita di una mano (meno delle dita di una mano, a dire il vero!) e quando imposto le lezioni, ragiono sugli argomenti e su come affrontarli prima di tutto mi chiedo: come avrebbe fatto (o come farebbe) Paola, Lucina e Irlando? Questo mi aiuta, mi stimola e mi sostiene: anche loro si sono sicuramente trovati davanti a delle sfide, a dei muri, non sono né la prima né l’ultima; il mio buon proposito è lasciare qualcosa.
Ho incontrato moltissimi insegnanti, come chiunque abbia fatto un percorso di studi lungo e variegato, e solo tre hanno saputo cambiarmi profondamente: tendo a questo, tendo al meglio.
I miei allievi diventeranno musicisti? Non lo so, non credo. Mi importa? No.
Vorrei che diventassero persone che sanno cercare l’ispirazione: adulti che non hanno paura di guardare a modelli migliori di loro, futuri adolescenti che non avranno timore di provare e magari sbagliare, persone che avranno uno spirito critico e i mezzi e i riferimenti per esprimersi al meglio.

Come libera professionista ho la fortuna di lavorare in un ambiente molto stimolante, in cui le sfide non mancano: mi lascio ispirare da realtà più strutturate e affermate della mia e da altre libere professioniste che lavorano in campi differenti e sanno trasmettere il loro percorso in maniera stimolante. Più di ogni altra cosa lascio che sia il confronto a ispirarmi: parlando con le persone – grazie al mio lavoro ne incontro molte – capita di avere a che fare con uomini e donne che mi lasciano a bocca aperta per la loro caparbietà, intelligenza e creatività: è da loro che prendo spunto, senza paura di sbagliare.

ISPIRARSI NON E’ COPIARE: LA FATICA DI CREARE QUALCOSA

photo: Clark Tibbs per unsplash.com

C’è una linea sottile che separa l’ispirazione dalla copia, specialmente in ambito creativo.
Spesso purtroppo capita di leggere nei blog esempi di contenuti copiati, rubati, riutilizzati pari pari; molti sono gli esempi che riguardano prodotti artigianali, ma non mancano purtroppo anche coloro che vendono servizi ideati da altri spacciandoli come propri.
Cosa distingue l’originale dalla copia? Spesso la qualità, ma sempre il pensiero. Chi ha creato qualcosa l’ha fatto ragionando, mettendosi in gioco, accettando la sfida di realizzare qualcosa di davvero suo, con il rischio di sbagliare, di investire tempo (e denaro) in un progetto che potrebbe non andare a buon fine.
Chi ha creato un prodotto o un servizio originale molto probabilmente l’ha fatto ispirandosi a qualcuno o qualcosa, a un modello, a un percorso più alto, verso cui tendere. Sarei pronta a scommettere, però, che un buon progetto (di business ma anche e soprattutto creativo in senso stretto, come una composizione musicale) non nasca da un’ispirazione intesa come “stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia” (cit. Treccani) ma da un lungo processo fatto di studio, analisi e lavoro. Sono assai rari i casi di compositori ispirati da una incredibile forza divina, che li guida nella scrittura della musica, questo perché fortunatamente anche i grandissimi musicisti sono persone reali, donne e uomini che come ognuno di noi vivono nel loro contesto, confrontandosi con la contemporaneità e con il passato, attraverso i mezzi il mondo offre.

L’ispirazione, intesa come modelli da cui prendere spunto, è un tassello fondamentale nel processo creativo così come nella vita quotidiana: vivere senza l’ideale di somigliare il più possibile all’immagine più bella che possiamo concepire di noi stessi sarebbe certamente meno stancante ma anche estremamente meno stimolante.

 

E voi, nel vostro lavoro o nella vostra quotidianità, a chi vi ispirate?
Dove trovate i vostri modelli? Preferite un confronto diretto (quando possibile) oppure immergervi tra i libri o nei racconti?

 

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