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PERCHE’ UN FESTIVAL DI MUSICA CONTEMPORANEA? PERCHE’ SI’.

Il festival incó_ntemporanea è terminato sabato scorso ed è tempo di bilanci.
Anzi, non ancora. Lo sarà dopo che avrò terminato la delicata fase di rendicontazione, però già da ora vorrei mettere nero su bianco ciò che ho imparato da questa incredibile esperienza, durata 40 giorni per quanto riguarda la programmazione musicale ma ben di più se si parla di organizzazione.

LE DOMANDE A CUI MI SONO TROVATA A RISPONDERE

Prima, durante e dopo il festival ho risposto a molte domande: alcune di carattere estremamente concreto, direi “tecnico”, altre invece decisamente più di concetto, molte di queste ultime iniziavano con la parola “perché” o “come”.
“Perché un festival di musica contemporanea?”
“Come credi di raggiungere il pubblico?”
“Perché una persona dovrebbe venire a teatro proprio quella sera?”
Sono domande che mi sono state poste veramente, direi anche con motivazioni serie e in contesti diversi.
Sono però prima di tutto domande che mi sono posta io, prima di iniziare quest’avventura.

Riccardo Buscarini ed io, intervistati da Tito di TAGTeatro [foto: Matteo Zangrandi]

Credo ci fosse bisogno di un festival come incó_ntemporanea, sono convinta che debba crescere e che non si sia ancora completamente delineato per come vorrei che diventasse; ma ce n’era bisogno. Qui, a Piacenza, una città di provincia che spesso tende a un’autocritica sfrenata, i cui abitanti si impigriscono facilmente.
Era necessaria una proposta differente, una finestra aperta sulla contemporaneità musicale non commerciale, non per dividere la cosiddetta musica d’arte dalla musica pop, ma per rendere la produzione colta popolare.
Per fare questo serve una profonda riflessione sulla seconda domanda “come credi di coinvolgere il pubblico?”, la cui risposta meriterebbe un post (o più!) a parte. La comunicazione è stata fondamentale per la buona riuscita del progetto; un’offerta, anche di ottima qualità, va pur sempre fatta conoscere (e, diciamolo pure, per quanto brutto sembri, va venduta) e per farlo servono i giusti mezzi.
Ho risposto a questa domanda in parte, in diverse occasioni: quello che voglio sottolineare è che prima di tutto è stato fondamentale definire il target (ampio) a cui volevamo rivolgerci, da lì in poi si è potuto iniziare a ragionare.

Rispondere alle domande è una sfida aperta, profonda, non semplice: una sfida che voglio sempre abbracciare, di cui non mi stanco.
Non c’è una risposta univoca, non c’è un parere inamovibile: è un percorso. Le risposte che mi ero data prima del festival non sono perfettamente identiche a quelle che darei ora e, probabilmente, muteranno ancora con l’andare del tempo e dell’esperienza. L’importante è non smettere di domandarsi.

FATTO E’ MEGLIO CHE PERFETTO

Ci sono stati errori.
Ne abbiamo fatti tutti, li ho fatti anch’io.
Si tratta di una cosa normale, anche se io fatico ad accettarla.
Il festival è così: una corsa continua, una serie di imprevisti a cui bisogna porre rimedio.
C’è programmazione, metodo, ma ci sono anche gli inciampi e la capacità di reagire.
Ho imparato che aspettando il momento perfetto per fare una cosa, si rischia di non farla più: c’è sempre un momento in cui è necessario fare un bel respiro e buttarsi.
Le cose non andranno perfettamente, ma i bilanci si fanno alla fine, non nei momenti in cui si è scoraggiati e stanchi.

QUELLO CHE RICORDERO’

[foto: Matteo Zangrandi]

Penso che non dimenticherò nulla di questi mesi, più di tutto però rimarranno impresse nella mia mente alcune cose, quelle che mi hanno insegnato di più.

LA MUSICA CHE VOGLIO SCOPRIRE

La risposta a “perché il festival?” personalmente è “perché voglio che nella mia città risuoni la musica che vorrei ascoltare”.
I concerti che sono stati realizzati hanno proposto musica interessante, ben interpretata.
Ascoltare buona musica è ciò che mi interessa.

LA GIOIA DI LAVORARE CON PERSONE PREPARATE

Ho avuto collaboratori vecchi e nuovi, sia a livello artistico sia organizzativo-amministrativo; davvero da molti di loro ho imparato qualcosa. Questa è una fortuna incredibile, che spero di avere ancora l’opportunità di avere.

C’E’ SPAZIO

La città è pronta, il pubblico anche.
L’ho capito vedendo entrare le persone ai vari concerti, ma specialmente al Teatro Municipale con gli sguardi stupiti per la luce verde-azzurro che inondava la sala e proiettava in un mondo altro.

LE PERSONE HANNO PAURA DI NON CAPIRE, BISOGNA SPIEGARE

Questa è una conferma, il pubblico va attirato e guidato, condotto, perché la musica d’oggi spaventa.
Ricorderò i volti attenti durante le introduzioni all’ascolto, gli sguardi concentrati sulle note di sala, il tono di voce coinvolto nelle chiacchiere a fine concerto.

[foto: Matteo Zangrandi]

Incó_ntemporanea è terminato, io sono stremata ma decisamente arricchita.
Non economicamente, sia chiaro (veramente c’è chi pensa che ci si iscrive a musicologia per diventare ricchi?!), ma emotivamente sì, tanto.
Ora viene l’inverno, il tempo in cui la terra ha bisogno del freddo per essere pronta alla primavera.
Saranno mesi di lavoro silenzioso, in attesa di una rinascita.

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