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OGGI // DICEMBRE

Siamo quasi arrivati alla fine dell’anno.
Siamo quasi arrivati alla fine dei lavori del festival.
Siamo quasi arrivati alla fine del trasloco.
Siamo nel mese del quasi, la parola che vorrei togliere dalle frasi qui sopra; è proprio questo il punto in cui mi trovo, all’inizio di questo dicembre 2018.

LE COSE NON FINISCONO QUANDO SEMBRA

Il 2018 è stato un anno incredibilmente intenso; quest’ultimo mese mi ha messo di fronte a un dato di fatto scomodo: quando sembra che le cose siano terminate, in realtà non lo sono.
C’è spesso un finale dopo il finale che tutti vedono, la cosiddetta coda, in musica: quelle battute che risolvono il pezzo, che lo chiudono, dandogli un senso compiuto.
Potrebbe sembrare di essere arrivati alla fine anche alcune battute prima, ma non è così: la coda serve a tirare le fila, a ripercorrere la questione con brevi spunti, a fissare la fine del percorso, a mettere un punto.
Così l’ultimo mese dell’anno è manifesto di questo: una rincorsa per terminare le faccende ancora aperte.

CIO’ CHE SI VEDE E CIO’ CHE INVECE NO

[Foto: Ravi Kumar per unsplash.com]

Nel 2018 mi sono trovata più volte a confrontarmi con persone che nell’ambito musicale hanno idee diverse sulla comunicazione online; sono tre le principali fazioni:

  • online? no, grazie.
  • tutti possiamo scrivere su Facebook, cosa ci vuole?!
  • capisco l’importanza della comunicazione online, ma non avrei niente da dire

Esiste poi un’esigua parte di chi invece la comunicazione online la segue bene, dando esempio di come una strategia strutturata possa dare ottimi risultati; spesso si tratta di organizzazioni, di festival o comunque ensemble importanti, la difficoltà sta nella comunicazione dei singoli musicisti-ensemble o piccole realtà.
C’è tutto un lavoro dietro, che spesso non si vede.
Questo lavoro è quello che mi ha portata negli ultimi mesi a lavorare fino a tarda sera (notte), a scrivere comunicati, programmare post Facebook, editare le foto, preparare dossier; è il dietro le quinte, quello che non si vede ma che tiene in piedi le cose.
Quello che fa venire le occhiaie.
Ne resta ancora un po’ di dietro le quinte, per il festival: si tratta di tutta la parte amministrativa, per me la più difficile, quella che conto di terminare prima della metà del mese. Con la dose assicurata di ansia.

TUTTO INTRECCIATO

Sarà un mese di cose intrecciate.
La mia quotidianità è così, è quello che ho scelto.
La formazione si incastra con la to do list giornaliera, si intreccia con il tempo tra le mattinate al computer, il telefono di Matteo che squilla, la casella di posta che non è mai a zero nuove da leggere.
I messaggi WhatsApp di vari gruppi scivolano tra i confronti telefonici su nuove idee ancora da scrivere.
Sono in bilico tra cose da chiudere e altre già semi aperte.

Non mi aspettavo un dicembre così, non sapevo nemmeno immaginarlo, dicembre: ci sono stati mesi così duri quest’anno che ho pensato di chiudere tutto e mettermi a fare un lavoro diverso, non un lavoro che amo, ma che avrebbe potuto farmi sentire “al sicuro”, con uno stipendio fisso a fine mese e le otto ore canoniche in ufficio.
Poi però ho scelto di essere sincera con me stessa e ho rischiato tutto per investire solo su questa attività, che quando la racconto alle persone (famiglia, amici di sempre) loro mi guardano un po’ spaventati.
Non mi aspettavo un dicembre così, con così tante cose in sospeso, quasi finite.
Spero di mettere un punto a queste che sono solo frasi della storia che voglio scrivere da qui in avanti.

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