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NON TUTTE LE COSE SONO UGUALI

Se mi avessero chiesto quando ho iniziato l’università – ormai dieci anni fa – che mi sarei occupata di comunicazione e musica contemporanea avrei risposto con una faccia attonita, al limite tra lo stupore e la perplessità.
Non pensavo, quando iniziai a studiare musica al DAMS di Bologna, che il mio lavoro si sarebbe delineato in questo modo, che sarei diventata freelance e avrei trovato una maniera per dedicarmi a due passioni contemporaneamente: la vita è imprevedibile! Le mie aspettative ovattate di diventare un critico musicale non avevano nessun appiglio alla realtà, che non è più fatta di sicure testate cartacee che possono permettersi di dare spazio a giovani studiosi interessati a dire la loro su questo o quel concerto.
Ma, come dice Guccini, “a vent’anni è tutto ancora intero, a vent’anni è tutto chi lo sa. A vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età!” e io non facevo eccezione.

UN PASSO A LATO DEI SOGNI

Spostarsi un po’ a lato rispetto alle proprie aspettative permette di guardarle con più tranquillità, con più chiarezza; l’Università mi è servita proprio a questo e senza rendermene conto pian piano ho tracciato la strada che mi ha portata fino a qui.
Ho iniziato a vedere i limiti di quello che per me era solo un mondo ideale, a capire le sfaccettature di un ambiente che avevo solo immaginato nelle mie fantasie e, soprattutto, a delineare i miei interessi.

La comunicazione è sempre stata una questione molto interessante, assieme agli aspetti più pratici legati alla musica: cosa comporta l’organizzazione di un evento o di un festival? Quali adempimenti devo seguire? Come faccio a farci arrivare la gente? Che impatto può avere un festival sul territorio?
Alcune di queste domande mi abitano ancora e vorrei che rimanessero in me a lungo, perché mi spingono sempre a migliorare.

E’ IL ROCK’N’ROLL CHE MI HA INSEGNATO LE BASI

Vivo in un paese piccolo, nella pianura della Val Tidone; la provincia che più provincia non si può, in cui bisogna inventarsi qualcosa da fare. Così 15 anni fa è nato il Sun Rock Festival, che da 11 edizioni è a tema anni ’50. Io e i miei amici abbiamo pensato di creare una festa a cui noi per primi avremmo voluto partecipare; l’abbiamo fatto con lo spirito del volontariato e tuttora è così: da dicembre a fine luglio è tutto un susseguirsi di riunioni, cose da fare, confronti, scadenze, conti e chi più ne ha più ne metta, per dare vita a tre giorni di rock’n’roll qui a Sarmato (Piacenza).
Con il Sun Rock Festival ho iniziato a farmi quella serie di domande di cui parlavo poco fa (ci ho fatto anche la tesi della laurea triennale!) e, soprattutto, ho iniziato quasi per caso a chiedermi come comunicare un evento di questo tipo.

I social quasi non c’erano quando nel 2007 ci siamo rimessi in gioco per sconvolgere la festa; non sapevo che la parola “target” potesse essere utile anche in questo contesto, non avevo studiato comunicazione e le prime edizioni sono state caratterizzate, dal punto di vista comunicativo, dal procedere a tentoni.
Non si tratta di un approccio che consiglierei, tanto meno nel 2018, ma devo ammettere che a me ha dato molto: ho messo le mani in pasta assieme a cari amici, ci siamo confrontati facendo il nostro meglio, abbiamo provato a capire da dove venisse la gente che di anno in anno riempiva sempre più la nostra area feste.
Da quelle prime edizioni molto è cambiato: ora abbiamo le idee chiare, conosciamo il nostro target, abbiamo in mente le uscite da fare e su quali canali e tutto procede in maniera molto più organica.
Cosa ho imparato dal Sun Rock Festival? Che devi conoscere il tuo pubblico, che non puoi parlare a tutti perché è un po’ come parlare a nessuno e che non importa quanto bello sia il tuo evento se nessuno sa della sua esistenza.

LA RICETTA FUNZIONA SEMPRE ?

Facebook ha in sé, per i non addetti ai lavori, qualcosa di contemporaneamente magico e semplice.
Sembra un mezzo semplice da utilizzare, sembra essere l’equivalente di internet (“mettilo su internet” = “mettilo su Facebook” e viceversa), sembra che basti schiacciare condividi per arrivare a tutti perché “tutti sono su Facebook”e che quindi tutto sommato assicuri afflusso di pubblico, con relativamente poco sforzo (“infatti mi ha detto mio cugino che a Facebook ci pensa lui”).

La domanda da farsi prima di iniziare a comunicare un evento – in particolar modo mi riferisco a eventi musicali, che siano concerti, stagioni, masterclass, festival ecc. – è “chi è il mio pubblico?”.
Se state promuovendo una rassegna di musica antica, difficilmente vi rivolgerete a un pubblico di teenager; questo esclude  del tutto la comunicazione online?
Assolutamente no.
Online non è solo Facebook (che comunque con una targettizzazione precisa ci permetterebbe di raggiungere potenziale pubblico), ma anche riviste specialistiche e blog, perché non rivolgersi a questi canali, probabilmente seguiti da un pubblico di addetti ai lavori o fortemente appassionati?
Anche su Facebook ci sono gruppi dedicati ad argomenti particolari, senza contare tutti quelli relativi ai vari conservatori/scuole civiche, non sfruttare quella piazza sarebbe quanto meno un peccato!

In certi contesti, però, se si vuole raggiungere un pubblico che normalmente non è per la maggior parte online, allora bisogna lavorare molto bene sull’offline, magari con le classiche cartoline/flyer e manifesti, avere ottimi contatti con la stampa e quando possibile strutturare almeno un evento che sia attrattivo precedente al festival/rassegna per promuovere il progetto e assicurarsi che il pubblico intervenuto sappia della nostra proposta.

L’INGREDIENTE FONDAMENTALE

photo: Rafaela Biazi per unsplash.com

C’è qualcosa che accomuna la comunicazione di un evento giovane o meno, pop o meno, ossia la necessità di individuare un target preciso a cui rivolgersi e, successivamente, di procedere con metodo e programmazione: un grande errore è quello di prendere alla leggera la comunicazione, o – come spesso accade – di lasciarla in fondo alla lista delle cose da fare: la comunicazione è il tocco segreto che permetterà alla nostra creazione di avere successo, di essere ricordata.

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