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MUSICOLOGIA, QUESTA SCONOSCIUTA

musicologia storia

Quando da bambina mi chiedevano cosa volessi fare da grande, in linea di massima rispondevo “voglio vivere in un prato, suonare la chitarra e sapere bene la musica”. Tutti sorridevano. Ero una bambina cicciottella, con le guance paffute, un bel sorriso – probabilmente sdentato – e con una chitarra più grande di lei; come si fa a non sorridere di fronte a una spontaneità così genuina?!
Nel tempo le cose non sono molto cambiate e alla fine delle scuole superiori pensavo più o meno la stessa cosa: volevo capire di più della musica; la chitarra mi piaceva ancora, suonavo ormai da tanti anni ma non immaginavo assolutamente una carriera da musicista professionista.
Già, perché l’idea che si ha a 15 anni quando si studiano i pezzi dei nostri chitarristi preferiti in camera, passando pomeriggi e serate a farsi viaggi mentali su quanto sarebbe figo diventare così bravi da essere il nuovo David Gilmour, non rispecchia assolutamente la realtà del mestiere di un musicista professionista, che fa il turnista per tizio e caio, passa da un progetto all’altro e spesso ha davvero poco tempo da dedicare alla sua idea di musica. Ci vuole costanza, molta determinazione e altrettanta bravura per arrivare a certi livelli, e io non mi sentivo assolutamente pronta per intraprendere quel tipo di cammino.

La curiosità mi ha guidata verso un altro genere di percorso, che unisse la mia passione al desiderio di studiare a fondo, capire le origini e i perché di una materia così affascinante; volevo conoscere il passato che non avevo mai approfondito [in casa mia nessuno s’è mai occupato di materie umanistiche] ma che sapevo mi avrebbe insegnato molto. Così, alla fine delle scuole superiori – dicevo – ho comunicato alla mia famiglia che, nonostante il mio ottimo rendimento scolastico tutto votato alle materie tecniche [ebbene sì, a tredici anni non avevo fatto la scelta giusta iscrivendomi all’ITIS], mi sarei iscritta al DAMS per studiare musica: volevo diventare una musicologa.

Se nella mia famiglia nessuno s’è mai occupato di materie umanistiche, figuriamoci nello specifico della musicologia! Nessuno sapeva di cosa si trattasse, e anche io ho capito negli anni che questa materia ha storia e metodi specifici, che ha un suo percorso e che nel tempo è cambiata.
Spesso anche oggi quando mi viene chiesto cosa ho studiato e spiego del mio percorso in musicologia al Conservatorio di Milano, noto che per molti è difficile capire di cosa si tratti, così mi ritrovo spesso a semplificare estremamente le cose dicendo “Sai, sono una fissata dell’ascolto, così ho studiato a fondo la storia e la teoria musicale per capire bene quello che sento o che leggo e magari spiegarlo ad altri”.

Penso che tutto sommato questa strana categoria di addetti ai lavori in ambiente “colto” [già il fatto di autodefinire la musica che si studia come “musica colta” la dice lunga] spesso tenda ad isolarsi e a non spiegare di cosa si occupa. Sarebbe più bello se i musicisti raccontassero di più del loro strumento, dell’impegno che richiede, o se gli organizzatori spiegassero il dietro le quinte del loro lavoro in maniera agile e spigliata; se i compositori parlassero della loro musica adeguandosi al contesto in cui si trovano, per cercare di renderla fruibile anche a chi non ha un bagaglio culturale di un certo tipo e se i critici/musicologi spiegassero come sono arrivati alle loro considerazioni in merito a un ascolto o a una determinata ricerca.
Chissà, forse questi sono ancora ingenui desideri da bambina, ma voglio credere che l’idea di non prendersi troppo sul serio prima o poi sfiori un sacco di gente e che in questo modo avremo la possibilità di imparare di più di ogni mestiere.

Partendo dall’idea di rispondere alla domanda che spesso mi sento fare “Ma cos’è la musicologia?!” vorrei raccontarvi un po’ di storia  e – sempre per l’idea di non prendersi troppo sul serio – ho deciso di farlo con una specie di infografica!musicologia

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