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QUANDO DITE “GIUSEPPE VERDI” SIETE SICURI DI PARLARE DEL PASSATO?

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Fin dall’inizio dei miei studi musicali, ho capito che il passato è di fondamentale importanza per capire il presente e che non bisogna aver paura di guardarsi indietro e di approfondire.
Contemporaneamente, però, ho notato che questa tendenza a guardarsi indietro somiglia più in realtà a un’ancora ben piantata che ci permette di spingerci solo fino a un certo punto della storia, come se avessimo un guinzaglio fissato a metà del Seicento, che ci consente un raggio d’azione fino al linguaggio neumatico da una parte e fino a fine Ottocento dall’altra.
Sono rari i casi di percorsi di studio che offrono una solida preparazione sul Novecento e sulla musica dei nostri giorni e devo dire che io stessa ho faticato a trovare la strada giusta per approfondire questi argomenti che da sempre hanno colto la mia attenzione e stimolato la mia curiosità.

Per quanto io sia una strenua sostenitrice dello studio della musica contemporanea – che poi la musica del Novecento “contemporanea” non lo è più, ma di questo parleremo in un altro momento – oggi sono qui a scrivervi di Verdi. Sì, proprio lui, il caro, vecchio Giuseppe Verdi.
Tra le tante originali diatribe in cui capita di imbattersi nei corridoi dei Conservatori, ci sono le tipiche giustapposizioni di compositori: Stravinskij o Schoenberg? Haydn o Mozart? Verdi o Puccini?
Inutile dire che non c’è bisogno di fare una scelta; apprezzare uno di questi grandi nomi della musica non esclude certamente la parte “contrapposta”.

Oggi voglio parlarvi di Giuseppe Verdi, perché stavo spulciando il programma del Festival Verdi di Parma ormai alle porte e ho trovato molte cose interessanti che mi hanno fatto riflettere sul concetto di passato e presente e – ancora una volta – sulla questione dei confini tra i [presunti] generi musicali.

Innanzi tutto, proprio oggi inizia Verdi Off, una serie di appuntamenti che anticipano il cartellone ufficiale del Festival in partenza dal primo ottobre; si tratta di 110 eventi – di cui oltre la metà gratuiti – per far uscire la musica di Verdi dalle mura del Teatro Regio e portare proprio il teatro in giro per la città, dalle strade alle case. Tra le tante iniziative mi hanno colpito, la realizzazione di un libro illustrato ad opera di Ale Giorgini destinato ai bambini, che sarà distribuito gratuitamente nell’ambito di un evento al Fidenza Village domani e dopo domani. Le illustrazioni di Giorgini sono in pieno stile cartoon e raccontano le opere e il personaggio Giuseppe Verdi, visto così in chiave molto pop e decisamente molto più accessibile per i bambini, anche “quelli più cresciuti” che vedono l’opera come un linguaggio lontano e di impossibile comprensione.

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“Aida” vista da Ale Giorgini

I puristi, quelli che non sono disposti a spingersi oltre la comunicazione tradizionale, di certo non apprezzeranno, ma io trovo sia un’ottima idea per avvicinare pubblico giovane e giovanissimo a un linguaggio che ha tanto da regalare; partire dalle storie, dalla trama, e arrivare successivamente alla musica è comunque un percorso verso l’apprendimento di un tesoro nascosto a cui forse, altrimenti, i bambini non si sarebbero avvicinati.

Durante Verdi Off ma anche per tutta la durata del Festival potrete visitare molti luoghi legati al Maestro, tra Parma e Busseto, che raccontano tanto di lui. Nel 2013 è nata l’idea di realizzare il primo museo diffuso su Verdi; si tratta di un portale – VerdiMuseum – e di una App gratuita che permette al fruitore di avere a disposizione una mappa dei luoghi e progetti legati al compositore. Con VerdiMuseum – scaricabile sia per iOs che Android – potrete trovare luoghi, ma anche persone, oggetti, storie ed eventi, il tutto raccontato e spiegato da guide in più lingue.

 

Un modo decisamente smart per scoprire il grande Maestro e cercarne le tracce anche fuori dai teatri.

Tra tutti gli appuntamenti del Festival, mi sento di segnalarne uno che fa della commistione di generi un manifesto e renderà certamente giustizia alla musica di Verdi; si tratta del concerto di Uri Cane [29 ottobre], pianista protagonista del grande jazz contemporaneo. Da sempre Uri Cane si distingue per il suo pensiero di una musica senza confini né fratture, per l’idea di realizzare un percorso che non abbia limiti di tempo e di influenze ma che sia un vero e proprio dialogo tra passato e presente che non smette di stupire.

Siete davvero sicuri che parlando di Giuseppe Verdi si debba necessariamente parlare al passato?

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