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FARE UN FESTIVAL. DAVVERO.

A questo tema del fare mi sto affezionando, credo sia uno snodo chiave nel lavoro di qualsiasi libero professionista.
La comunicazione occupa una parte importante del nostro tempo e impegno, ma non bisogna mai dimenticare – sempre secondo il mio parere – che non è il centro del lavoro: il centro del lavoro è ciò che facciamo per le persone per cui lavoriamo, per i nostri clienti.
Questo, chiaramente, va comunicato e bisogna pensare a come farlo: la comunicazione è uno snodo importante, ma non è la sola sostanza.
Prima di pensare a come comunicare, bisogna avere qualcosa da comunicare.

FARE, IN UNA DIREZIONE

Da freelance, si lavora su vari fronti: i clienti hanno esigenze diverse, progetti personali su cui ci si può concentrare in maniera più o meno strutturata, con obiettivi mirati a breve o a medio-lungo termine.
Modi diversi di procedere, che per funzionare però devono avere una cosa in comune: avere una direzione.
Camminare a tentoni non funziona, oltre a creare ansia non aiuta a creare un progetto organico: quando si inizia un lavoro è sempre bene chiedersi dove si vuole arrivare e se c’è o meno l’esigenza di recepire quel lavoro da parte di qualcuno.

LE SCELTE, QUELLE FOLLI

Questo allora significa che ogni decisione va presa a tavolino, solo razionalmente? La mia risposta è no; la razionalità ha un forte peso nella vita di un libero professionista, ma non può essere il motore delle scelte, perché queste con buona probabilità si rivelerebbero prive di entusiasmo e sicuramente verrebbe recepito dai possibili clienti.

Quando lo scorso anno mi sono imbarcata nell’impresa di realizzare un festival di musica contemporanea a Piacenza, una città decisamente di provincia, alcuni mi hanno presa per pazza.
In questa scelta la componente emotiva ha avuto un forte peso: amo la musica del Novecento, penso che sia suonata troppo poco, a volte male, e sicuramente credo che spesso sia proposta nel peggiore dei modi; volevo fare qualcosa – nel mio piccolo – per rimediare, e volevo farlo nella mia città.
Il mio lavoro con l’ensemble collettivo_21 era abbastanza strutturato, così ho deciso di proporre loro quest’idea folle e in poco più di tre mesi abbiamo messo in piedi la prima edizione di incó_ntemporanea, un mese, quattro concerti, quattro location diverse in città.
Nel complesso un vero successo; per me molte cose da migliorare, l’ansia perenne e una fatica incredibile.
La motivazione, però, era talmente forte, reale, viscerale e nel contempo concreta che quest’anno – nonostante le mille difficoltà che comporta l’organizzazione di un festival, seppur piccolo – sono ancora al lavoro quest’anno per la seconda edizione, che inaugurerà il 13 ottobre e terminerà il 24 novembre. 
Quaranta giorni, sei appuntamenti, cinque location e una serie di collaborazioni che si rafforzano. 

COSA FACCIO IO, PER IL FESTIVAL

Quello che faccio io per il festival è una serie di cose molto pratiche e poco poetiche che vanno dal concordare la programmazione con il collettivo_21, all’occuparmi del budget; dalle scelte comunicative all’appoggio a Matteo per la realizzazione del sito; dai contatti con musicisti, responsabili delle sale, istituzioni, alla gestione dei canali social.
Una continua mediazione tra sogno e realtà, una serie di “un colpo al cerchio e uno alla botte” che non hanno nulla a che fare con l’idea che spesso si ha in testa quando si pensa a “che bello, lavori sempre con quello che ti piace!”.
Sì, è bello e soprattutto ne sento ancora la necessità e la forte – fortissima e imprescindibile – motivazione; non è però tutto rosa e fiori, anzi.
Sono felice di farlo? Sì, è questione di scelte, di impegno, di rischi e di sacrifici (di tempo ed economici), ma lo rifarei perché credo che ci sia bisogno, soprattutto in una piccola città come Piacenza di aprire le orecchie verso ciò che chiamiamo “contemporaneo”.

COSA PUOI FARE TU, PER IL FESTIVAL

photo: Tim Mossholder per unsplash.com

La cosa più semplice, bella e attiva: partecipare.
Vieni ai concerti, tutte le informazioni le trovi sul sito di incó_ntemporanea o sulla pagina Facebook e anche su Instagram. Il programma completo esce oggi e certamente ne riparleremo anche qui, perché presto sempre per questo festival mi tufferò in un’avventura molto strutturata che vale la pena raccontare.
Il pubblico per la musica ha un’importanza fondamentale e io, che a mia volta faccio parte del pubblico e qui mi trovo dall’altra parte (dietro le quinte), non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate dei concerti, della programmazione, delle location, di tutto quanto.
Non fatevi spaventare dai nomi altisonanti dei compositori, dal fatto che non si tratti di canzoni né di format che siete soliti frequentare: dal 13 ottobre al 24 novembre uscite di casa e venite a un concerto, sapremo stupirvi.

2 pensieri su “FARE UN FESTIVAL. DAVVERO.

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