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FARE RETE

Buona parte del mio lavoro è di stampo organizzativo: non c’è molta poesia in questo, mi occupo principalmente di pianificare delle cose con il più ampio margine possibile e poi di cercare di farle accadere: quando queste cose succedono, ci sono dei concerti che io per prima vorrei andare a sentire, come pubblico. Lo scopo del gioco quando organizzo qualcosa di mio è questo: creare occasioni a cui io vorrei partecipare. Il festival incó_ntemporanea, che domani sarà online col nuovo sito e il 13 ottobre inaugurerà con un evento strepitoso è quanto di più vicino alla mia idea di ciò che vorrei sentire in città. La mia città di provincia, Piacenza: una città in cui si vive bene, in maniera molto tranquilla, ma in cui non è assolutamente semplice fare rete, cosa invece fondamentale nel lavoro (e nella vita).

TRANQUILLO, NON E’ UNA RETE DA PESCA
IN CUI RIMANERE AGGROVIGLIATI!

Non bisogna spaventarsi, né avere paura che gli altri ci rubino l’idea o il lavoro: il mondo è piccolo e le idee circolano più veloci di quanto non si creda.
Davvero pensi che se non parli a nessuno del tuo progetto non si verrà mai a sapere che stai lavorando a qualcosa in una determinata direzione?
Pensi veramente che la presenza di altre persone, altre realtà, altri enti, possa indebolire la tua idea?
Soprattutto, un’idea rubata sarà mai proprio la tua idea? La risposta è chiaramente no, perché la tua idea – se valida – si contraddistingue proprio per il fatto di essere tua, di avere come filtro la tua creatività, il tuo pensiero, le tue esperienze precedenti.

photo: Eric Barbeau per unsplash.com

Il valore aggiunto della collaborazione è quello di creare una rete – appunto – di sinergie, di intenti comuni verso cui tendere: le possibilità di fallimento ci sono, ma non per questo non vale la pena di rischiare.

LA RETE IN FUNZIONE DEL TUO OBIETTIVO

Se sei un libero professionista – nello specifico se operi nel campo della cultura – ci sono almeno due tipi di rete da intessere, una è quella con altre realtà affini alla tua, l’altra è quella con il tuo pubblico.
La prima rete funziona a servizio della seconda; questo concetto non va mai dimenticato.
La domanda che bisogna sempre tenere presente è: perché sto lavorando? In che senso va la strada che ho intrapreso?
L’obiettivo dev’essere sempre uno, quello finale; non bisogna rischiare di confondere l’obiettivo finale con quelli intermedi o quelli che non possono essere davvero definiti obiettivi, chiamiamoli “falsi obiettivi”.
Facciamo un esempio [che volutamente non c’entra niente con il lavoro].
Questa sera è un’occasione speciale e ho deciso di cucinare una cena con un determinato menù per cinque invitati a casa: qual è l’obiettivo?
Comprare ingredienti di qualità? No, quello è uno step. [vedi: obiettivi intermedi]
Cucinare una cena sopraffina? Nemmeno questo è l’obiettivo finale, perché non tiene conto di tutti i fattori, ossia nello specifico che ho invitato a cena determinate persone. [vedi: falsi obiettivi]
Trascorrere la serata speciale nelle migliori condizioni per me e i miei ospiti è l’obiettivo, questo contempla sia il fatto di gustarsi un’ottima cena – cucinata con ingredienti validi – ma non si definisce solo in questo.

So che l’esempio può sembrare banale, ma serve a chiarire le idee: in ognuno dei progetti che si intraprendono ci sono una serie di obiettivi intermedi e altri obiettivi “falsi”, ossia che possono essere confusi con l’obiettivo finale ma che non lo sono. Avere sempre chiaro dove vogliamo andare è fondamentale anche nella costruzione della rete.

I TUOI COMPETITOR NON SONO I TUOI NEMICI

Sul mercato in cui ti muovi ci sono altre persone/realtà che lavorano nel tuo stesso campo? Penso che la risposta sia sì.
Studiarle è fondamentale per crescere.
Quante di queste realtà sono davvero interessanti? Con quante condividi aspetti della tua mission?
Sei sicuro che combatterle sia l’unico modo per rapportarti con loro?
Non sarebbe più proficuo unire le forze?
La prima rete da tessere è proprio con persone che lavorano nel tuo stesso ambito o in ambiti affini, perché per creare spesso servono molte forze e impegno, che un confronto aperto non può che alimentare.

IL TUO PUBBLICO NON E’ SOLO UN UTILIZZATORE

Le persone che frequentano gli eventi che organizzi o che comprano i prodotti che crei non sono solo utilizzatori della tua offerta, ma possono prendere attivamente parte alla fase creativa del tuo lavoro.
Non escluderli dal dietro le quinte: in questo senso il tanto famoso storytelling è fondamentale per raccontare tutto ciò che viene prima del prodotto finale, in modo da avvicinare il fruitore a te/alla tua azienda, a fargli sentire che non sei un entità lontana o astratta ma una persona, proprio come lui, che nel lavoro mette tempo, energie e passione.
Se ci pensi, a tua volta sei cliente di altre realtà; come le scegli? I valori che metti nel tuo lavoro sono tutti da raccontare, così come l’impegno che investi: sono queste le maglie della rete tra te e il tuo pubblico, più saranno solide e strette, più potrai contare sulle persone alle quali ti rivolgi.
Non è solo una questione di numeri – nel caso ci fosse bisogno di dirlo – ma di concetto, di ideali; avere una rete su cui contare ti darà una sicurezza che è ben più importante di quella che si misura ad ingressi/vendite/visualizzazioni, ti darà la certezza di un supporto, di  un’energia positiva attorno al tuo lavoro.
Sarai sempre tu a pedalare, ma saprai di avere qualcuno su cui contare che dopo la prossima curva potrà passarti un po’ d’acqua fresca. Questo, davvero, non è poco.

photo: Adam Jang per unsplash.com

Fare rete, però, non è per niente semplice e nemmeno immediato.
Occorrono tempo, pazienza e progettualità; in più ogni ambiente è a sé.
Sono praticamente sicura, però, che lavorare con uno sguardo aperto e propositivo sia importante in ogni ambito.
A questo proposito, come funziona nel tuo lavoro?
Puoi raccontarmelo mandandomi una mail a info@claudiaferrari.it con oggetto “la mia rete”, se ti occupi di musica dai un’occhiata alla sezione “come lavoro” del sito per vedere se possiamo fare rete!

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