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DIARIO POST LAUREA / 2 : SCEGLIERE I SOGNI

Sono trascorsi circa dieci giorni da quando ho pubblicato un post intitolato Diario post laurea / 1 e ora siamo già al secondo capitolo?! Direi di no, ma diciamo che qui abbondano le note a margine.
Io, qualche riga scritta a matita l’aggiungo anche ai libri che leggo per piacere personale, figuriamoci se non mi concedo la libertà di prendere appunti a margine di quella che è la mia vita ora!

Parliamo di scelte. Sto vivendo un periodo di profondo cambiamento, che è però travestito da staticità; come dicevo aspettare è la parola chiave. E mentre aspetto, penso. Penso e provo a fare.
Mi ero ormai rassegnata all’idea di non essere più iscritta a corsi accademici (almeno a breve termine) e invece un’ipotesi sembra ventilare all’orizzonte: chiaramente non sono ancora decisa sul da farsi ma i pensieri si accavallano e pare ci siano “buone scuse” per preparare un progetto.
D’altra parte continuo a inviare curriculum, curriculum su curriculum, a indirizzi vari che la maggior parte delle volte nemmeno rispondono.
Sto studiando molto, in compenso. Ho ormai terminato un progetto che era iniziato lo scorso ottobre, di cui magari parlerò più avanti, che mi ha portata a riprendere in mano diverse partiture e soprattutto a farmi la domanda che ritengo essere fondamentale: “a cosa è bene stare attenti, se si ascolta quest’opera per la prima volta?”. Perché è questo che desidero fare quando scrivo programmi di sala o simili: fare il modo che l’ascoltatore possa notare qualcosa in particolare, senza servirsi di tecnicismi che non gli competono, ma affidandosi semplicemente alla percezione. Mi piace l’idea di fare da tramite tra chi la musica la fa e chi l’ascolta.

Devo ammettere però che ultimamente spesso mi sono chiesta: “Se fossi portata per fare qualcos’altro e ancora non lo sapessi?!”. Intendo qualcosa di totalmente diverso, come se invece di studiare musica alla fine delle superiori avessi scelto l’opzione opposta che era rimasta tra i miei ultimi dubbi, cioè Fisica, cosa sarebbe successo? E cosa succederebbe se ora, d’un tratto, capissi di essere tagliata per fare – che ne so – la cuoca?! Ovviamente, sono solo viaggi mentali di un periodo confuso, che però nascondono una questione fondamentale: l’importanza delle nostre scelte. 

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Scegliere i propri sogni è più faticoso di quanto si pensi, richiede energia, costanza e spirito di sacrificio. Spesso si rischia di essere presi per pazzi o per viziati a voler perseguire un obiettivo che sembra solo frutto di fantasia; penso sia così per tutto ciò che riguarda una posizione lavorativa non ben definita. Quando dico che ho studiato musica e provo a spiegare cos’è un musicologo, dall’altra parte lo sguardo è spesso perplesso e alle mie parole segue la reazione tipica: “Sì, ma poi per lavoro cosa vuoi fare davvero?”

Per lavoro, vorrei davvero [continuare ad] occuparmi di musica. 

Forse è così difficile trasmettere la tangibilità della questione perché con poche persone posso permettermi di raccontare in maniera davvero spontanea cosa provo lavorando [quindi studiando], quando lo faccio mi brillano gli occhi e parlo con l’entusiasmo di una bambina. In un dialogo sincero e senza filtri, le parole scorrono da sole e posso permettermi di vedere con chiarezza le difficoltà senza però farmi schiacciare dal pensiero degli ostacoli che troverò sul mio cammino; riesco a inquadrare il mio sogno con chiarezza, a percepirne i contorni già tracciati nel mio presente, ad essere consapevole della fatica ma anche della mia forza.
Lavorare per il proprio sogno è una fatica, una fatica che solo in pochi hanno la fortuna di provare perché per scegliere un sogno ci vuole coraggio. 

Attorno a me, nel mondo del web ma anche e soprattutto nella mia vita reale, ci sono persone che mettono tutte loro stesse per investire nella loro felicità, sicure che ne valga la pena; confuse dalla precarietà che regna sovrana nel nostro tempo, ma decise a fare di loro stessi delle persone consapevoli e serene, che quindi – aggiungo io – porteranno un valore aggiunto al mondo che vivranno, perché non saranno frustrate e dipendenti dalla felicità di qualcun altro. 

Oggi va così, e volevo segnarmelo. Ci sono momenti no, davvero molti.
Le paure, quando si parla di sogni, sono molto invadenti.
Ma oggi, prima di iniziare a lavorare su un grande progetto, e dopo aver fissato un appuntamento lavorativo sul calendario, volevo scrivere e darmi una pacca sulla spalla; volevo scrivere per perdonarmi dal senso di colpa sempre presente per aver rifiutato un lavoro a tempo pieno che mi avrebbe garantito uno stipendio fisso mensile ma mi avrebbe tolto tutto il tempo – e quindi la speranza – per riuscire a investire in me stessa e nei miei sogni. 

Per oggi, per ora, va bene così.

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