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CIAO, IO VADO

Sì, prometto solennemente di tornare a parlare strettamente di musica.
Ma non oggi. Anzi, quando leggerete questo post, io avrò già spento computer e telefono e abbandonato ipad e agenda a casa per tornare nella mia amata Bologna.
Ci abbiamo messo praticamente due anni io e Matteo per deciderci a utilizzare uno smartbox che gli avevano regalato, probabilmente guardando a noi come due disadattati cronici, non in grado di staccare mai la spina.
Si tratta di una notte e due giorni; fuga nel verde dovrebbe chiamarsi, o qualcosa di simile, e noi abbiamo scelto una città. La scusa ufficiale è che ci vuole poco per arrivare, il bed&breakfast è in centro, in una posizione comodissima per raggiungere qualunque cosa, e che vogliamo mangiare bene ma anche rilassarci e Bologna è il posto ideale.
La verità è che mi mancava casa.
La verità è che so di aver bisogno di questa boccata d’aria per affrontare i mesi che verranno, per non perdere la bussola.
A Bologna mi ritrovo sempre.
Bologna la dotta, Bologna la grassa.
Bologna è la mia Avana in Italia, è il mio posto quando cerco casa fuori dalle strade di casa e non posso attraversare l’oceano.
Bologna è la culla dei miei sogni e dei miei ricordi, i primi passi di una me donna che ora, a guardare indietro, sembra una bambina.

una foto scattata poco più di un anno fa a Bologna
una foto scattata poco più di un anno fa a Bologna [la trovate sul mio profilo instagram]

In questi due giorni voglio chiudere fuori i cattivi pensieri, i programmi – anche i più importanti – e i doveri e godermi ogni passo sotto i portici.
Voglio spalancare gli occhi stupita, visitare posti in cui quando vivevo lì non ero mai stata; perché quando abiti in un posto sembra sempre che si avrà a disposizione tutto il tempo del mondo per guardare/fare/visitare e invece poi il tempo vola ed è ora di infilare i propri quattro stracci in una scatola e tornare da dove si era venuti.
Voglio cambiare rullino un sacco di volte.
Voglio bere il vino rosso da Vito e cercare di capire un’altra volta con quale criterio decidono il prezzo guardando su per giù quanto ne manca dal bottiglione; voglio fare un sacco di merende. Voglio andare in Sala Borsa e poi tornare al DAMS; voglio sedermi per terra in Piazza Maggiore e andare a bere lo spritz al Pratello; voglio mangiare il gelato gusto samurai da Gianni in via Monte Grappa. Voglio cantare Guccini camminando di notte dopo cena; voglio perdermi in sogni irrealizzabili senza capo né coda e tornare ad avere vent’anni, “perché a vent’anni è tutto ancora intero, a vent’anni è tutto chi lo sa. A vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età”.
Voglio avere in testa tutta la musica che mi pare, senza portarmi dietro niente, senza playlist per il viaggio, senza il dilemma di che cd portare in macchina. Voglio parlare fino ad avere la gola secca.

Io vado, perché questi due giorni mi servono più di qualunque altra cosa. Perché sarà la cura più giusta per me, per tutto quello che sono stati questi primi quattro mesi del 2016 e soprattutto per tutto quello che ancora non so ma che mi aspetta nei prossimi otto.
Io vado, perché voglio tornare ad avere voglia di scrivere, a non dormire la notte perché ho la testa in un libro o in una storia inventata, a trovare la forza di alzarmi “molto prima di presto” per mettermi a studiare in ogni ritaglio di tempo.
Vado e con me porto solo l’essenziale, come sempre: Matteo, la Nikon EL e tutti i pensieri e la musica che ho in testa, ma in ordine sparso.

C.

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