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“IL RUMORE NON FA BENE, IL BENE NON FA RUMORE” NICCOLÓ CASTIGLIONI

Quando studiavo a Bologna, nel piano di studi la musica del Novecento era una parte che, volendo, uno poteva anche evitare praticamente del tutto. C’era giusto quell’esame di Storia della musica II che metteva timidamente un piede nel XX secolo, tanto da accennare che dopo Beethoven c’era stato qualcosa; per il resto, andava tutto a discrezione dello studente. Gli esami di Storia della musica moderna e contemporanea esistevano eccome, e avevano anche programmi molto interessanti, ma erano a scelta. Completamente. Quindi, in termini pratici, uno poteva laurearsi in Musica senza aver mai affrontato il Novecento: Bartók, Stravinskij, Schoenberg potevano essere solo citati in qualche discorso conclusivo e vago alla fine di un orale, per accennare a “quello che verrà poi”; Berio, Nono, Donatoni, Boulez – appena scomparso – Ligeti, Stockhausen ecc potevano essere del tutto sconosciuti a un laureato triennale. Per la gioia dei reazionari. Fortunatamente, per curiosità e per una mia fissazione sull’avere il quadro generale, ho frequentato le prime lezioni di un corso sul Novecento, per poi decidere di impostare il mio percorso di studi in quella direzione.

Tra i protagonisti di un secolo ricco di storia – così come in altre arti, anche nella musica – vi sono state personalità di grande spessore, anche molto diverse tra loro. Certamente, uno dei personaggi più fuori dagli schemi della seconda metà del Novecento è stato Niccolò Castiglioni.

foto Roberto Masotti
foto Roberto Masotti

Classe 1932, milanese di nascita,  si diploma in Pianoforte e in Composizione nel Conservatorio della sua città. Dalle descrizioni che si hanno, si tratteggia l’immagine di un giovane musicalmente molto dotato ma – a parte i primissimi anni di carriera, in cui cercò di promuovere la propria produzione – distaccato dalle logiche mondane. Dal 1958 al 1965 frequenta i famosi Ferienkurse für neue Musik (Corsi Estivi per la Nuova Musica) di Darmstadt e dal 1966 si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna in varie Università fino al 1970, anno del suo ritorno a Milano.
Non ha mai amato il capoluogo lombardo, tanto da definirlo come un luogo presuntuoso, in cui nemmeno ci si accorge dello scorrere delle stagioni; quindi appena poteva s’allontanava dalla città per rifugiarsi a Bressanone, dove viveva più vicino alla natura che tanto amava, in una dimensione più raccolta, umile. L’umiltà, la modestia sono qualità amate da Castiglioni, espresse dalla sua musica, forte di un percorso di ricerca ed evoluzione continuo, cos
truito sulla forza della non appartenenza a una linea di pensiero prestabilita. Così il riferimento alla natura, presente in tutto il suo percorso compositivo, non è un atto di contemplazione, bensì uno specchio in cui riflettere e riflettersi, è la bellezza dei particolari. L’attenzione ai dettagli, la finezza, è ciò che può colpire anche l’ascoltatore musicalmente totalNiccol--Castiglionimente estraneo alla musica di Castiglioni e del Novecento in genere.
Non si tratta di essere fuori dal tempo: Niccolò Castiglioni va a Darmstadt, si interessa alla dodecafonia e al fare musicale politicamente acceso, frequenta Luigi Nono; Luciano Berio è una presenza di grande spessore che lo influenza negli anni di maggiore splendore dello Studio di Fonologia di Milano. Esprime il suo parere, Castiglioni, sempre con garbo, con grazia. Verbalmente e musicalmente. Guarda come dal di fuori la sua contemporaneità, senza assentarsi. Appartiene al suo tempo, addirittura – ora si può dire, ad anni di distanza – lo anticipa, ma non si lascia mai fagocitare dalle mode. E così, sa ancora meravigliarsi e, per questa sua innocenza di bambino, meraviglia. Il suo sguardo è limpido, puro, libero. Si permette di usare vocaboli della tradizione (come la triade), li fa dialogare con elementi tipici della scrittura d’avanguardia; inserisce motivetti cantabili in alcuni suoi lavori, sembra giocare con semplicità, sembra voler tornare [o essere] un bambino, un bambino che dice “Sono qui!”, con una voce sottile ma a tratti irriverente.
Una personalità profonda, sfaccettata, multiforme, che non è possibile riassumere in poche righe.

Niccolò Castiglioni se n’è andato in solitudine nel 1996.
A vent’anni dalla sua scomparsa, è protagonista della Stagione 2016 di Rondò del Divertimento Ensamble, con cinque appuntamenti monografici al Museo del Novecento e molto altro. Un’occasione per ascoltare la musica di questo compositore, troppo spesso trascurato. 

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