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SETTEMBRE // BACK TO SCHOOL.

claudia-ferrari

Settembre = back to school; è un dato di fatto.
A me da bambina tornare a scuola piaceva. Fino alla fine delle scuole medie, verso l’ultima settimana d’agosto iniziavo ad avere le farfalle nello stomaco per il nuovo inizio.
Rispolveravo astucci e zaino, facevo la punta ai pastelli da tenere e magari ne comperavo di nuovi – ammetto che le cartolerie sono sempre state uno dei miei posti del cuore dove fare shopping! – e pregustavo la nuova routine imminente, come se mi aspettassi dai ritmi concitati dell’anno scolastico chissà quali sorprese e opportunità di crescita.
No, non ero una bambina normale e ne vado fiera.
Alle superiori tutto è cambiato, ma questa è un’altra storia e direi che non è proprio il caso di parlarne qui e ora [né mai].

Fatto sta che ogni anno, all’affacciarsi di settembre, sento dentro di me quelle farfalle che si mettono a danzare e devo in qualche modo dargli retta.
Visto che non posso più passare il tempo a rispolverare zaino e astuccio, né ho più scuse buone per svaligiare cartolerie, da quando sono diventata adulta agosto è il mese buono per tirare le somme dell’anno precedente e capire cosa è andato e cosa no, se ci sono stati cambiamenti di rotta sostanziali e se la mia immagine mi corrisponde ancora. Si tratta di una buona occasione per tagliare i rami secchi e concentrarsi al meglio su una direzione: non è mai semplice, specie per chi come me ha da sempre coltivato vari interessi e ha la tendenza a prendersi un numero imprecisato di impegni creando tetris nell’agenda.
Diciamo pure, per un certo dovere di onestà, che non sempre mi riesce, anzi. Ma l’impegno ce lo metto davvero.

claudia ferrari settembre

Il 2016 è stato un anno in salita, duro e – volendo paragonarlo a una camminata – direi che mi sono mossa su un terreno dissestato, senza indicazioni chiare e, fuori da ogni dubbio, in qualche occasione mi sono certamente persa. Sono anche caduta, sbucciandomi le ginocchia e in quelle occasioni non sono mancate le lacrime. Diventare adulti non è semplice e tanti anni fa avevo una visione delle persone della mia età decisamente diversa da quella che sono io oggi; ma non va male, mi rendo conto di non essere sola, ho la fortuna di avere attorno a me persone che fanno dei loro dubbi e della loro costante ricerca della parte migliore di sé stessi un punto di forza e non di debolezza.
Quindi non dirò cosa non è andato, ma ci tengo a spiegare perché e come ho cambiato alcune cose della mia comunicazione.
La mia foto di profilo sulla pagina Facebook mi piaceva, me l’aveva scattata Matteo in un pomeriggio di imbarazzo e sorrisi e rispecchia la parte più timida di me, quella restia nell’essere protagonista. Quella CLà c’è, esiste tuttora, ma da sempre so che la foto in questione non era completamente adatta allo scopo di rappresentare la mia figura. Chi sceglierebbe di lavorare con qualcuno che non lo guarda negli occhi? Io per prima non lo farei. Durante una bella esperienza musicale di quest’estate, Matteo [sì, sempre lui] mi ha fatto una foto mentre ascoltavo i musicisti durante la prima esecuzione della Serenata per un satellite di Bruno Maderna al Concorto Opening Party.  In questa foto sono proprio io, così come sono ora: concentrata e attenta, impegnata, anche stanca, ma di quella stanchezza buona che senti addosso dopo aver camminato a lungo.

Insieme all’immagine ho cambiato anche la pagina about. Si tratta di una parte fondamentale di qualsiasi sito ed è importante che descriva al meglio chi siamo e cosa possiamo fare con le nostra competenze, e quest’anno sgangherato mi ha fatto capire che quando riesco a concentrarmi la mia testa funziona ancora e che so coltivare idee brillanti e coerenti. Forte di tutto ciò, ho lavorato su quella pagina e ne è uscito il risultato che potete vedere.
Ho scelto di lasciare il riferimento a Linkedin, anch’esso aggiornato, perché lo ritengo un social utile e soprattutto ideale per non fare qui sul sito un elenco lungo e poco scorrevole di date e accadimenti che alla fine non mi descriverebbero chiaramente.

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età, 
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…

Così cantava Guccini nella Canzone dei dodici mesi e, come spesso accade, mi ritrovo nelle sue parole.
Sono passati gli anni della scuola, ma questa magia settembrina e il profumo di un anno tutto da scrivere, per fortuna sono rimasti intatti.

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